
La freddezza è uno dei tratti distintivi del cinema di Fincher, la stessa freddezza che trancia via di netto dal film ogni strizzata d’occhio al fenomeno sociologico di Facebook. Ciò evita a The social network le piaghe dell’istant movie, l’elenco biblico quanto effimero delle manie generate dalla moda (culturale o sociale). Non è un film su Facebook, nella misura in cui non si lascia attrarre dal suo giogo drogante, riflettendo tutto sotto una lente distaccata che è propria di tutti i film fincheriani.
La facciata del network non riceve praticamente mai il primo piano, resta sempre ai margini dell’inquadratura o viene attraversata dall’obiettivo come un elemento del quadro, sfiorato, offuscato. E così il linguaggio relativo appare e svanisce nelle prime fasi del film (e della nascita del sito), senza trasformarsi in un loop non richiesto, senza insomma imitare la catena surrogata dell’uso del sito. Neanche le dinamiche processuali, spina dorsale del film, abbattono l’intreccio, perché Fincher rinuncia al montaggio canonico, allo snodo cronologico, facendo dialogare – letteralmente – passato e presente, conferendo al film una compattezza che lo salva dal proceduralismo visto e stravisto.
The social network ha più a che fare con la tragedia interiore, con il regolamento di conti tra (ex) amici, di fronte all’imperante insorgere del demone del capitalismo. E a evitare cadute emozionali e lacrimevoli ci pensa l’incredibile fissità dello sguardo di Eisenberg. Il suo Zuckenberg è una specie di autistico sociale che maschera la sua mancata appartenenza al contesto a colpi (preventivi) di intelligenza tagliente e battute sarcastiche. Film molto parlato che in mano a Fincher diventa però cinema puro, grazie anche a un montaggio parallelo tra passato e presente, a un paio di sequenze già di culto (discoteca), The Social Network scova nel web il club esclusivo (ma iperinclusivo e di facile accesso) del nuovo millennio, dove però non c’è la vita spremuta fuori a suon di pugni, ma un regolamento di conti tra due amici, due personalità opposte, che lascia sul campo da ambo le parti vincitori vinti.





finalmente qualcuno che e' d'accordo con me nel dire che il film non parla di facebook manco di striscio (o solo di striscio per essere precisi)
Ero stufo di leggere recensioni dove si dice che Fincher fotografa alla perfezione il fenomeno facebook, da' una visione lucida del mondo dei social media e cose cosi
Qui si parla di tutt'altro, temi molto meno d'attualita' ma molto piu' universali: ambizione, tradimento, etc…
Detto questo, il film non l'ho amato molto. Forse proprio per il fatto che, cavalcando consapevolmente su questo malinteso di fondo, faccio fatica a sentirlo genuino e onesto
palbi
Concordo con te: NON è un film su Facebook.
Anche a me è piaciuta molto la scena della discoteca.
CST
E' vero: è un cinema parlato ma al tempo stesso anche molto ritmato (formalmente e narrativamente parlando). Tra le sequenze cult, oltre a quella della discoteca, io ci metterei quella iniziale a tavola e quella della gara di canottaggio.
Bè in realtà dopo la scena iniziale stavo rimpiangendo i 5 euro spesi per il biglietto.
Poi la situazione è migliorata… certo non è un capolavoro, ma un 6,5 se lo merita… non di più!